Counseling

Counseling

Counseling, o scritto all’inglese counselling, deriva dal verbo inglese to counsel. L’Oxford English Dictionary dà queste definizioni: 1. dare un parere a 2. Dare aiuto professionale  e un parere a (qualcuno) per risolvere problemi personali o psicologici.

In italiano potrebbe essere definito “relazione d’aiuto”.

Il counselling è una disciplina ben distinta dalla psicoterapia.

Il counselling è un rapporto interattivo fra cliente (non paziente) e il counsellor con  l’obiettivo di far sì che il cliente riesca a potenziare le proprie risorse e a creare le condizioni relazionali e ambientali che contribuiscono al suo benessere.

Il counsellor, cioè l’esperto di counselling, è come una guida alpina che accompagna il cliente lungo un percorso che hanno deciso insieme per la soluzione di un problema pratico e specifico (per esempio: difficoltà di dialogo fra un genitore separato e il figlio adolescente, affrontare la perdita del lavoro ecc.).

Affronta principalmente problemi personali concreti, emotivamente significativi, ma  non patologici, connessi alle aree: della comunicazione, delle relazioni interpersonali, dell’orientamento scolastico/professionale e del prendere decisioni.

Favorisce la presa di coscienza dei meccanismi  che spessono spingono a comportamenti ripetitivi negativi, a processi di autobloccaggio, esitazione e conflitto; mira soprattutto a far sperimentare al cliente nuove soluzioni pratiche (problem solving).

Il counselling è molto utile per comunicare meglio nei rapporti di coppia, genitori-figli, capo-collaboratore.

Aiuta la presa di decisioni connesse a scelte difficili inerenti: l’indirizzo scolastico, la realizzazione della propria vocazione, l’entrata o l’uscita dal mondo del lavoro, il pensionamento, la maternità o paternità, le separazioni affettive, il fidanzamento, il matrimonio, il tradimento, le gravidanze indesiderate, le unioni di fatto; la decisione dei sottoporsi al test dell’HIV, la successiva comunicazione e gestione del risultato e l’affrontare nel breve e lungo termine la malattia.

È utile per affrontare lo stato di malattia (propria, di parenti e amici), il “perchè proprio a me?”; aiuta nel  non isolarsi, nel gestire le responsabilità dell’accudimento (figli/genitori anziani)  nel rispetto delle prorie esigenze di vita e di relazione; se, quando, come e perchè sottoscrivere il testamento biologico o testamento di vita: riflessi emozionali relativi alla decisione, scelta del fiduciario, chi ne deve essere a conoscenza, dove rivolgersi per sottoscriverlo; nella collaborazione con i medici, gestendo al meglio il rapporto medico-paziente.

Perciò è ideale anche per medici, infermieri, badanti che hanno a che fare tutti i giorni con gli ammalati per migliorare la comunicazione, l’empatia con il paziente ottenendo più collaborazione e riducendo il rischio di burnout (logoramento da stress).

Il counselling è efficace quando queste situazioni sono accompagnate da situazioni emotivamente significative per il cliente, ma senza gravi disturbi di personalità o disordini psicologici. In questi casi il counsellor (ruolo di orientamento) ha l’obbligo deontologico di indirizzare il cliente verso professionisti del disagio mentale o della malattia psichiatrica.

Nello specifico: problemi (non patologici) di un adolescente, quali:

bullismo, fumo, abuso di alcool, sesso precoce, dieta squilibrata (non bulimia o anoressia), esercizio fisico insufficiente, scarsi risultati a scuola, dipendenza e ossessione da videogames, realtà virtuale e computer (Hikikomori), innamoramento totalizzante, mancanza di concentrazione, senso di incertezza per il futuro, ecc.

Queste difficoltà possono causare isolamento sociale o frequentazione di amici problematici, fallimento scolastico e cattiva condotta, sbalzi di umore, attaccamento insicuro e disorganizzato ai genitori. Questi ultimi si trovano ad affronatre una situazione difficile che a volte preferiscono non vedere, perchè non sanno come intervenire.

Il counselling in questo caso è utile perchè può rendere consapevole i genitori che: il salto generazionale va mantenuto (i genitori non devono fare gli amici, deveno essere di riferimento per l’adolescente); devono dare una fiducia condizionata a certe regole di comportamento (non tutto è permesso, inflessibili sull’orario di rientro a casa serale, ad esempio), devono imparare a valorizzare la persona e non la performance (“hai fatto un bel gioco di squadra, sei stato generoso con i tuoi compagni”, e non “peccato che non hai segnato”; educare alle frustrazioni (“la vita non è tutta rose e fiori”): dare l’esempio ( “come faccio a criticare mia figlia che ho scoperto a fumare, quando anch’io fumo?”); dire di NO superando il senso di colpa e accettare il rischio che i figli possono commettre errori.

I problemi che il counselling può risolvere nell’adolescente possono essere relativi alle paure di imperfezioni corporee, quali: seni piccoli, sentirsi di statura bassa, il vedersi sovrappeso (non patologico), poco muscoloso, poco attraente, ecc.

Il counsellor sposterà l’attenzione dal problema alla persona, facendo emergere i fattori di protezione da questa mancanza di stima piuttosto che insistere sui fattori di rischio.

Se l’adolescente è in preda a una cocente delusione amorosa, e l’innamoramento nel mondo dei giovanissimi è totalizzante, occorrerà prestare una particolare attenzione a richiami al suicidio (o tentativi) e convincere l’adolescente e/o i genitori a rivolgersi allo specialista di adolescentologia, allo psicoterapeuta o psichiatra specializzati nell’età evolutiva.

Quello riportato è un buon esempio di come il counselling svolga un’azione di prevenzione e di orientamento.

Il counselling nell’adulto aiuta a superare difficoltà temporane quali: mancanza di concentrazione, stress, ansia (non attacchi di panico), tensione, demotivazione, stanchezza, scarso rendimento lavorativo, senso di precarietà. Permette di superare abitudini ,convinzioni, atteggiamenti autolimitanti (non legati alla patologia, alla sofferenza psichica o a disturbi gravi di personalità), quali: pigrizia, incapacità progettuale, conflittualità generazionale, mancanza di autostima, fiducia e rispetto di sè e degli altri, dipendenza da giudizio degli altri.

Il counselling è utile per capire e superare: difficoltà sessuali (non fisiologiche o connesse a squilibri di identità), problemi economici, preoccupazioni da debiti, errori del passato (eliminzione dei pensieri tipo “avrei dovuto…avrei potuto…se potessi tornare indietro”, ma senza addentrarsi nelle origini “storiche” dei problemi), atteggiamenti negativi (es.pessimismo, vittimismo, buonismo esasperato, sottomissione al partner), paure (es. paura di volare, di parlare in pubblico, di approcciare una persona che ci attrae, di dire di NO, di perdere ruolo e status sociale, di non trovare la persona giusta, paura della solitudine); pregiudizi religiosi, razziali, culturali e di orientamento sessuale.

Permette di superare al meglio relazioni fallite e gli abbandoni.

Facilita la formazione di gruppi di auto-aiuto.Interviene con efficacia su problemi specifici di autostima non connessi col disagio mentale. Favorisce uno stile di vita più sano.

Nello specifico della coppia, il counselling è utile per superare difficoltà quali, ad esempio:
“È finita la luna di miele e sento già che la relazione mi va stretta”, “io desidero un figlio e lei no”, “sessualmente mi annoio”, “urlo spesso al mio compagno”, “i bambini sono incontrollabili”, “credo di essere bisex e non so come dirlo a….”, “ creo le condizioni perchè le mie relazioni affettive falliscano in partenza”, “ho bisogno dei miei spazi, ma non so come fare”, “sono single e ho paura di non trovare mai la persona giusta”, “stavo meglio da single”.

Il counselling può alleggerire il peso delle preoccupazioni e dei dolori del cliente con un ascolto attento e partecipe, focalizzando le difficoltà, declinando gli ambiti in cui si manifestano, riattivando le risorse individuali, poponendo letture alternative delle situazioni, aiutando il cliente a individuare le soluzioni prospettandone le conseguenze, i limiti, le responsabilità sino a che il cliente stesso riesce a vedere nuovi orizzonti e a trovare la migliore soluzione per le sue difficoltà.

La decisione di cambiare proverrà da lui stesso. Perchè nel counselling il cliente è sempre il protagonista.

Origini e storia

L’origine del Counselling si perde nella storia dell’umanità, quando qualcuno chiese aiuto a “una guida” per risolvere un problema specifico (v. sopra) dai forti contenuti emozionali disagevoli.

La figura del counsellor moderno inizia a definirsi in USA dopo la Grande Crisi del ’29 con i gruppi di mutuo aiuto degli Alcolisti Anonimi.

Nel ’45, ’47 Carl R. Rogers diede un contributo essenziale alla definizione scientifica e pratica di questa attività superando i paradigmi della psicoterapia e psicanalisi classiche. Creò la terapia centrata sul cliente o terapia non direttiva.

Da questa mieteranno ispirazione l’analisi transazionale, la Gestalt e la relazione d’aiuto di Carkhuff.

Gerad Egan definì la struttura dentro cui il counsellor potesse lavorare con il cliente in modo coerente e sistematico (v. meccanismi d’azione).

Il counselling arriva in Europa, in Gran Bretagna negli anni ’70 sia come servizio di orientamento scolastico e professionale, sia come supporto nei servizi sociali e nel volontariato (disagi sociali, economici, immigrati, profughi, rifugiati politici), contesti questi che necessitavano (e necessitano)di interventi con soluzioni più rapide possibili.

Nel 2001 nasce in Gran Bretagna la British Association Counselling and Psycotherapy che accoglie due figure professionali diverse seppur con campi d’applicazione a volte limitrofi: gli psicoterapeuti e i counsellors.

In Italia nasce con i consultori cattolici e municipali soprattutto come aiuto alla famiglia.

Nell’accezione moderna i primi centri di counselling compaiono negli atenei italiani negli anni ’80 per gli studenti in difficoltà.

Oggi la figura del counsellor si avvicina molto a quella di un personal trainer che può agevolare il superamento di un periodo difficile, l’indecisione di fronte a un bivio, lo smarrimento di fronte a un mondo che si muove velocissimo.

Il counselling è attivo anche nella scuola, nella sanità, nel disagio sociale, nel mondo del lavoro e, ovviamente, in ambito individuale.

Confrontando l’approccio del cliente italiano con quello ad esempio inglese si nota una differenza sostanziale: l’italiano va ancora alla ricerca di un un rimedio a un problema, l’inglese di un aiuto per trovare in sè le risorse per prevenirlo.

In Italia prevale un atteggiamento di “cura” (scrivendo questa parola con estrema cautela), in G.B. di prevenzione.

I counsellor italiani, ma soprattutto le varie Associazioni, devono svolgere un’opera di educazione in tal senso perchè il counselling si affermi per quello che davvero è.

Il counselling si applica in ambito personale, familiare, scolastico, professionale, medico sanitario.

Utile a chi si trova momentaneamente in uno stato di difficoltà emozionalmente disagievole da cause prevalentemente esterne e ha bisogno di un aiuto esterno specializzato per ritrovare le risorse per uscirne.

 

Testo tratto da olisticmap.it